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Zuppa cuata, tipica sarda

zuppa cuata

zuppa cuata

 

Questa è una ricetta talmente facile che saprebbe farla anche un neofita in cucina riuscendo a fare la sua bella figura.

Grazie al gioco dello scambio ricette tra blogger abbinate a sorpresa su Facebook, ognuna di noi si impegna a realizzare una ricetta del blog a cui è stata abbinata. Io son capitata molto bene dato che il mio blog viaggia molto per le cucine del mondo ho l’occasione di fare un viaggio nella strepitosa Sardegna che mai mi ha deluso.

Sbarcata direttamente a casa di Antonietta le copio questa ricetta tipica sarda con ingredienti poveri che hanno sempre fatto parte delle dispense delle case dei pastori, la ricetta viene chiamata zuppa cuata ma in realtà è molto simile ad una lasagna al forno con il top leggermente croccante che nasconde una gustosa morbidezza.

Antonietta ci spiega infatti che la parola zuppa veniva usata nel medioevo nella cucina italo-aragonese che dominava il sud Italia in quel periodo per tutti i piatti che prevedevano il pane intriso nel brodo.

Ho provato a fare la zuppa cuata sia in bianco che con un po’ di passata di pomodoro e ve le consiglio tutte e due.

La mia preferita rimane comunque quella in bianco. La passata di pomodoro infatti non fa parte delle mie preferenze ( lo so, la cosa vi sembra strana, non vi dico come lo è sembrata ai miei parenti meridionali acquisiti 😀 ma a me i pomodori piacciono solo freschi o appena saltati in padella per la pasta) .

Qui, quindi, la pasta è perennemente in bianco ovviamente con verdure varie o ragù … squisitamente bianco pure lui 😀 

 

Zuppa cuata, tipica sarda

 

Ingredienti per 4 persone

250 g di pane Carasau

700 ml di brodo di carne (o vegetale)

300 gr di formaggio  ( io ho usato scamorza e pecorino sardo)

sale, pepe, noce moscata, origano secco

 

Preparazione 

Preparare un brodo di carne mista oppure un brodo vegetale limpido come ho fatto io con carota cipolla e sedano.

Tagliate a fette il formaggio e grattugiate il pecorino.

Fare un primo strato di pane Carasau, versate mezzo mestolo di brodo e distribuite le fette di formaggio e il pecorino, spolverizzate con origano e noce moscata. Continuate alternando gli ingredienti e il brodo fino a finire il pane.

Terminate con il formaggio e qualche fiocchetto di burro. Mettere in forno preriscaldato a 180° per una ventina di minuti fino a doratura della superficie.

 

zuppa cuata

Baccalà alla vicentina, piatto tipico veneto

Baccalà alla veneta

Baccalà alla veneta

Il baccalà alla vicentina richiede un’esecuzione particolarmente lunga ma non difficile, è una ricetta tipica veneta e in particolare vicentina. Conosco la preparazione dato che mamma è sempre stata una ottima cuoca e non si faceva certo spaventare per i tempi che le ricette richiedevano, io e il resto della famiglia abbiamo sempre apprezzato i risultati senza fare caso al lavoro che in realtà la preparazione richiedeva.

Mio marito mi chiede in questi giorni se so fare il baccalà alla vicentina, in realtà io l’ho sempre e solo mangiato sapendo però che è una ricetta che richiede pazienza,  mi informo da mamma leggo pure in internet e a quel punto lo invito a trovare un buon ristorante noto per la bontà del piatto.

Coincidenza vuole che qualche giorno dopo, entrati in un supermercato, vicino al banco del pesce ci sia un contenitore con parecchie confezioni di baccalà secco detto esattamente stoccafisso.
mi dice – lo prendiamo? e io per il detto uomo avvisato mezzo salvato gli rispondo – è tutto tuo, io al massimo ti faccio da consulente sul risultato ottenuto.

La cosa non lo scoraggia e lo prende!!  questo per dirvi che questa ricetta riuscitissima non mi appartiene ma è sempre di casa. Il baccalà dev’essere di ottima qualità, la migliore è la Ragno oro lungo più di 60 cm, l’olio di cottura ex.v.o.  e cosa molto importante il baccalà non deve mai essere rimescolato durante la cottura.

Il baccalà deve essere battuto per rompere un po’ le fibre, messo a bagno per tre giorni in acqua, poi pulito infarinato e cotto a lungo a fuoco lentissimo (si dice che il baccalà deve pipare) in un tegame di coccio con abbondante cipolla, ricoperto di latte e olio in uguali quantità. Non avendo il coccio si può usare una casseruola dal fondo spesso.

La ricetta che mio marito ha seguito è questa  che è quella ufficiale, molto simile a quella che mi ha spiegato mamma ma come si sa spesso ognuno apporta piccole varianti, lei infatti mette anche un cucchiaio di concentrato di pomodoro e usa brodo vegetale al posto del latte, ma il sapore è comunque garantito.

 

Baccalà alla vicentina

Ingredienti

1 – 1,2 kg di stoccafisso ( marca Ragno oro)

250 / 300  gr di cipolle bianche

1/2 litro di olio extra vergine d’oliva

3 sarde sotto sale

1/2 litro di latte fresco

farina bianca

50 gr di formaggio grana grattugiato

prezzemolo tritato

sale e pepe

 

Preparazione

– Ammollate lo stoccafisso, già battuto con qualche martellata, in acqua fredda cambiandola almeno 3 volte al dì per 3 giorni.

– Affettate finemente le cipolle, rosolatele in una casseruola dal  fondo pesante ( o di coccio) con le tre sarde precedentemente diliscate, poi togliete metà del soffritto e mettetelo da parte

– Aprite a libro il pesce per il lungo togliete la lisca e le spine, spolveratelo con farina bianca e il trito di prezzemolo.

– Richiudetelo e tagliatelo a pezzi di 7 – 8 cm di larghezza.

– Disponete i pezzi dritti in piedi in modo che la pelle non tocchi il fondo. Ricoprite il pesce con il soffritto messo da parte, aggiungete il grana, il latte l’olio il sale (non troppo dato che le sarde son salate) e il pepe

– Cuocete a fuoco molto basso per circa 4 ore  muovendo ogni tanto il recipiente in senso rotatorio senza mai mescolare

– Questa fase di cottura nel vicentino si chiama “pipare”

– Il baccalà alla vicentina è ottimo anche dopo un riposo di 12/24 ore e servito con polenta morbida o abbrustolita

 

baccalà alla vicentina

Venezia di maschere e zaleti

A Venezia di maschere e zaleti

L’anno scorso sono stata a Venezia per gustare la frizzante atmosfera di carnevale camminando fra maschere sontuose e spiritose, quest’anno avendone un po’ di nostalgia mi rivedo  questo post per rivivere quella giornata e per chi vuole e si vuol unire in questa passeggiata tra calle e ponticelli offro un giro carnevalesco in quella Venezia che ha sempre qualcosa da farci scoprire.

17 febbraio 2015

Oggi é l’ultimo giorno di carnevale e dove andare per viverlo appieno se non a Venezia, sgranocchiando uno dei biscotti veneziani piú conosciuti, i zaleti.

A Venezia di maschere e zaleti,  si chiamano così per il loro colore giallo i zaleti ed è il termine dialettale che vuol dire gialletti, il colore é dovuto sia all’uso delle uova che alla farina di mais.

Mettetene un po’ in un sacchettino cosí da prenderne uno ogni tanto e cominciate a gustarvi l’atmosfera magica di Venezia. Ah dimenticavo … la ricetta la trovate alla fine della passeggiata.

 

 

 

 

 

 

 

 

una sosta per questa meravigliosa frittella é d’obbligo …

Venezia di maschere e zaleti

rigorosamente in questa pasticceria!

 

 

 

Venezia di maschere e zaleti

 

 

 

 

Venezia di maschere e zaleti
 Arlecchino non poteva mancare e finalmente l’ho scovato!!
 Origini sulle maschere carnevalesche le trovate qui
Altro di Venezia :
Venezia di maschere e zaleti e quindi ecco qui la ricetta
Ingredienti per circa 20/25 biscotti, dipende dalle dimensioni :
In parentesi trovate le dosi che ho usato io

150 gr di farina 00
150 gr di farina di mais gialla del tipo fioretto
100 gr di zucchero (80)
150 gr di burro       (100)
3 tuorli d’uovo        (1 tuorlo + 1 uovo)
100 gr di uvetta
latte q.b.
1 cucchiaino piccolo di lievito,
1 cucchiaio di essenza di vaniglia
2 cucchiai di grappa
la scorza di un limone grattugiata

Preparazione

Tagliare a fettine sottili il burro e lasciarlo da parte ad ammorbidirsi a temperatura ambiente.
Mettere ad ammollare l’uvetta in acqua tiepida.
Montare le uova con lo zucchero usando una frusta elettrica fino a formare una crema spumosa a cui aggiungere il burro e continuare a montare fino a scioglierlo grossolanamente, aggiungere anche la grappa.
Setacciare insieme le farine, aggiungere il lievito e la scorza del limone e unire alle uova, girare con un cucchiaio di legno per amalgamare il tutto, scolare l’uvetta strizzandola leggermente e unirla all’impasto.
Sfarinare la superficie di lavoro versare l’impasto e lavorare con pochi gesti per compattarlo aggiungendo se dovesse servire qualche cucchiaio di latte (uno alla volta) ottenendo una massa compatta ma morbida. Stenderla allo spessore di 2 cm. e farne dei quadrotti o se siete ligi alla tradizione farne delle losanghe che sistemerete sulla teglia ricoperta di carta forno. Infornate a 180 gradi per circa 25 / 30 minuti.

streghe dall’Emilia Romagna

Emilia Romagna
Tremate …tremate … le streghe  son tornate……..le vedete?…. come no?…… lì appena più su …..dentro quel vaso di vetro ce ne sono mezzo kilo………..pensavate alla serie televisiva delle sorelle Halliwell? bè anche loro magari torneranno, non sono molto aggiornata, a me comunque non dispiaceva come serie e a voi?…… ma torniamo alle mie di streghe…..buone …croccanti… e che fanno coppia fissa con tutto quel che di edibile si possa spalmare o acchiappare con le dita …da cubetti di formaggio a  fettine rosate di salumi….un boccone di strega e uno di salame, vi garantisco che è perfetto mentre aspettate che arrivi il resto del pranzo o della cena………….ma se avete ospiti, non mettetele tutte perchè finchè sarete in cucina a impiattare spariranno!!
Nota storica
Il nome non gliel’ho dato io, fanno parte di ricette di lievitati (i quali seppur spesso mi diano forfait, non l’avranno vinta,) di uno dei libri più conosciuto nella blogosfera “pane e roba dolce” delle sorelle Simili, il nome deriva dal fatto che i fornai mettevano delle sfoglie di pane per testare se il forno fosse pronto, da come reagiva questa pasta si capiva se si fosse raggiunta la giusta temperatura, ma dato che spesso  si bruciavano le chiamavano appunto streghe e dato che a Bologna proprio queste “streghe” diedero la notorietà alle sorelle per un certo periodo vennero chiamate “quelle streghe delle Simili”
Questa è proprio la prima ricetta del libro, dove le si trovano in ordine di difficoltà….quindi se non mi riusciva questa era meglio andassi a cavallo….come si dice….datti all’ippica!!!
Nel nostro peregrinare godereccio su e giù per lo stivale con l’abbecedario d’Italia siamo anche arrivati alla lettera finale Z con una località romagnola che si chiama Zocca, e per l’occasione rispolvero questa ricetta sempre attualissima e da tenere presente anche in vista delle prossime feste. La raccolta la ospita Roxi ed è lì che la porterò.
Ingredienti : 500 gr. di farina 00, 250 ml. d’acqua, 25 di lievito di birra (io uso lievito madre secco, questo) 50 gr.di strutto (io ho usato 30 gr. di burro) 12 gr. di sale.
Preparazione : impastare tutti gli ingredienti, mettendo il sale per ultimo, avrete un impasto un po’ consistente. Lavorare per circa 10 minuti anche sbattendo sul tavolo…..se non vi viene bene, pensate a chi vorreste riservare un trattamento fortificante… Mettere a lievitare per circa 50 minuti, coperto con pellicola e strofinaccio ( io poi ho messo in forno a 30 gradi ) Una volta pronta, dividete a metà l’impasto e mettetene una parte in frigo per evitare che lieviti troppo mentre vi dedicate alla prima. Staccate una palletta che leggermente infarinata farete passare nella macchina per stendere la pasta, prima nel primo passaggio poi in quello a metà e poi nel penultimo, tutte le sfoglie ottenute, adagiatele su carta da forno e tagliatele prima per il lungo a metà e poi in diagonale, spennellatele con olio d’oliva e spargete pizzichi di sale. Infornate a 220 gradi per 10 / 12 minuti. Continuate così anche con la seconda parte, in tutto ve ne verranno 4 – 5 teglie.

pasta e patate al forno (Calabria)

Calabria
Seguendo  la ricetta trovata qui  ho preparato questa pasta succulenta e strano ma vero….senza pomodori o passata che io non amo molto nelle paste in genere. La cottura è praticamente una pasta risottata e dato che io non avevo ancora provato questo metodo ho incrociato le dita sperando che non mi riuscisse una ciofeca.
Con l’abbecedario siamo arrivati allo stivale d’Italia, questa tappa è praticamente la penultima del bel giro italiano attraverso i piatti tradizionali avviato a febbraio da Aiuolik a cui ho partecipato più volte……poi però a dir il vero,  mi sono persa un po’ per strada e quindi ripresa la cartina stradale d’italia ho ritrovato la via culinaria che ho scoperto portava appunto alla regione Calabria ospitata da Luca, Sabrina e Alice Ginevra la loro bellissima pupattola e scorrazzando tra ricette calabresi la scelta è caduta su questo primo piatto dai sapori rustici.

Ingredienti per 3 : 250 gr. di rigatoni ( io ho usato pasta di grano duro tipo de cecco o voiello), 250 gr. di patate, olio extravergine, 80 gr. pancetta, pecorino, peperoncino piccante, pepe nero, sale, uno spicchio di cipolla, caciocavallo.

Preparazione: in una pentola soffriggere cipolla e pancetta poi aggiungere le patate tagliate a dadini e 1 cucchiaio di olio extraverg. di oliva continuando la rosolatura per altri 5 minuti. Aggiungete quindi dell’acqua a filo delle patate e lasciate cuocere. Quando le patate sono cotte toglietene un po’ e mettetele da parte.

Versate la pasta insieme al sugo ottenuto con l’aggiunta di peperoncino, sale, pepe nero e aggiungendo dell’acqua bollente poco alla volta finchè la pasta sarà cotta al dente. A fine cottura aggiungete le patate messe da parte e il pecorino grattugiato. Mettette il tutto in una pirofila poi distribuite delle scaglie di caciocavallo sulla pasta e infornate a 200 gradi per qualche minuto finchè si comincerà a sciogliere.