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Cina n.8 – Quanzhou

quanzhouasia
Da Xiamen facciamo un’escursione a Quanzhou cittadina che si affaccia sul mare e antico passaggio della via della seta, da qui infatti partivano le navi con le produzioni setose, ma anche sconosciuti  prodotti come le spezie. Ed è proprio da qui che Marco Polo nel 1292 partì per far ritorno a Venezia dopo i suoi 30 anni di viaggi nell’Asia, allora si chiamava Zayton e la si ritrova nominata anche nel libro del “Milione.” Più discreta come città rispetto a Xiamen è più piccola ha comunque di che mostrare e poi è proprio qui che ho trovato il mercatino delle pulci cinese delle mie compere.
nella bancarella a destra ho trovato l’orologio a palla……
qui una delle scatole rosse……..
e qui il piatto per il quale la signora si è meravigliata…..o compatito 😉 alla nostra richiesta del piatto…..
fra le attrazioni principali  in Cina, come avrete capito già dagli altri post, fanno parte i templi che corrispondono alle nostre cattedrali o chiese importanti sia per l’aspetto religioso che architettonico e quindi anche qui c’è da vedere il tempio Kaiyuan…..
che  a differenza dei precedenti vi accoglierà con due soli personaggi di guardiani celesti….
l’ingresso è come sempre con al centro gli incensori che emanano il loro profumo…..
ma la caratteristica di questo tempio sono le due bellissime pagode che si trovano una all’opposto dell’altra a est e a ovest…….
immerse nel verde, alte 5 piani, di pietra riccamente scolpita sono davvero molto belle………
le mura che suddividono gli spazi all’interno del complesso……………
sono a loro volta decorati con bassorilievi colorati…….
come anche le volte dei porticati che conducono alle varie sale ………
le finestre vedo non vedo hanno sempre un loro fascino…….
qui assistiamo alla bruciatura dei soldi offerti per i propri defunti in modo che anche nell’aldilà possano comprarsi ciò di cui abbisognano, per evitare che gli spiriti possano arrabbiarsi e tornare a fare dispetti….i soldi sono riproduzioni che comunque devono essere acquistate…..
le decorazioni oltre che sulle pareti e i soffitti le si trovano sui tetti…………
piccole riproduzioni di pagode…….
di draghi…….
di guardiani seduti………
la cima della pagoda che spunta dal verde ………vista da un’altra prospettiva
e tra il vedo e non vedo degli alberi fioriti ma sprovvisti di foglie…….
all’interno troviamo alcuni Buddha lontani dall’immagine più comune del classico Buddha seduto e pacioccone ……..qui seppur in carne per la prima volta lo vedo all’impiedi………
quest’altro Buddha  torna ad essere seduto, ma probabilmente in un periodo di sciopero della fame……..
altri particolari …….
che si trovano  sul tetto di quest’altra sala………
arrivano anche le scolaresche a visitare il sito……e con loro lì vicino le pagode sembrano ancora più grandi……….
una coppia di amiche scorrazza in triciclo…..
ce ne andiamo dal tempio e andiamo a visitare una delle scuole più antiche di confucianesimo, sui lati……
sono rappresentati personaggi che hanno fatto parte in modo meritevole della scuola…….
e arriviamo alla sala centrale………
dove si va a pregare ……….
e il soffitto è completamente decorato……….
a Quanzhou vi è anche l’antica moschea Quingjing che risale al 1009…..
costruita tutta in pietra……
 ne sono rimaste però solo alcune parti…..
e da quel che si può vedere guardando il modellino era un bel complesso……
in un piccolo angolo comunque è rimasta una stanza……
dove ancora si prega come testimoniano le calzature…..
poco più in là si trova invece la nuova moschea…….
per finire la giornata andiamo a curiosare nel museo di civiltà cinese, l’ingresso è gratuito…
un’altare……almeno mi sembra…..
il modellino di un’imbarcazione storica……
un’antica ruota di mulino……
porcellane………..
immagino sia antico contenitore per cuocere a vapore……
 antichi telai……..certo questo in confronto al museo di Shanghai è un campionario, ma nel suo piccolo è comunque carino da vedere se vi trovate in zona…..
è ora di tornare a Xiamen e quel che si vede è la stazione nuova di zecca che ad un primo sguardo e senza sapere cosa sia quella costruzione potrebbe tranquillamente essere scambiata per un aeroporto……
la grande sala d’attesa……..
ed ecco anche il treno che velocemente e comodamente ci porterà a destinazione…..
ed essendo l’ultima sera a Xiamen la salutiamo andando a cenare  in un ristorante dedicato ad un nostro conoscente illustre……..
 
all’interno vi era anche un ricevimento di matrimonio e guardate come era infiocchettata l’auto degli sposi      ^_______^ …………  ci rivediamo da Singapore……alla prossima.

L’isola di Gulangyu, a Xiamen

 

 

L’isola di Gulangyu

 

Tra il 1500 e il 1600 Xiamen  ha avuto diverse invasioni coloniali iniziando con i portoghesi per passare poi agli inglesi, francesi e olandesi.

 

Intorno al 1841 i britannici fecero in modo che la città diventasse un porto aperto al commercio internazionale e 10 anni più tardi stabilirono la loro concessione sull’isoletta a poche centinaia di metri di fronte alla città.

 

Esattamente a L’isola di Gulangyu, poi anche altre potenze straniere prevalentemente europee aprirono proprio su questa isola i loro consolati.

 

Proprio con l’isola di Gulangyu iniziamo il nostro giro, l’isola è solo pedonale, ci si arriva in 10 minuti con un traghetto e la vedete in primo piano, è rimasta come era all’epoca, quindi niente grattacieli e nemmeno costruzioni moderne, anche se c’è molto bisogno di restauro per molti edifici. Sullo sfondo  Xiamen.

 

 

e qui viceversa, la vedete  invece da Xiamen, la foto l’ho fatta da dietro il vetro della finestra dell’albergo che non era apribile, perciò risulta azzurrognola.

 

 

sul traghetto notiamo una sposa con il vestito dal colore tradizionale, ma sotto però ci sono i jeans, probabilmente va a farsi le foto sull’isola.

 

 

e a quanto pare l’isola è molto gettonata dalle spose, che ci vengono a fare le foto in anticipo, notare le scarpette da sposa, per fortuna il vestito le copre.

 

la coppia con al seguito il porta borse per il set fotografico

 

 

lei forse ha perso lo sposo, e il vestito? l’ha scambiato per le tende di casa e lo porta in lavanderia

 

 

ed ecco qui un’altra coppia a dir il vero un po’ frastornata,  con un portaborse decisamente stanco

 

 

ma rieccola la sposa  del traghetto, in versione bella addormentata, ma  con quell’abbaglio anche lo sposo va in estasi

 

 

quest’altra deve fare una foto con vestito svolazzante…..1….2…..3……giù la gonna e ciak anzi click

 

 

questa la vanno a recuperare, si è persa tra giardini incolti

 

 

troppo sole fa male alla pelle, e le cinesi lo sanno bene, gli ombrellini sempre al seguito

 

 

troviamo una chiesa cattolica peccato che è chiusa, ci dobbiamo accontentare di fotografare dall’esterno

 

 

la sede del governatore dell’epoca

 

 

epoca che data il 1921

 

 

 ora la sede si è trasformata in teatro di rappresentazioni dell’arte dei burattini

 

 

a cui assistiamo per un po’.

 

 

accanto vi è la villa che era invece l’abitazione

 

 

che contiene molti oggetti usati dai suoi inquilini

 

 

boccette di profumo  personale

 

 

oggetti per toeletta

 

 

belle porcellane.

 

 oggetti di uso domestico

 

 

un bollitore, come si vede il restauro è ancora latente

 

 

oggetti dell’economo di famiglia, notate che ci sono anche delle murrine
che fossero già dei tarocchi ?  😉

 

 

una bottiglia di cream of highland whisky, con il ritratto della regina Vittoria

 

 

camminiamo sui pavimenti originali in stile liberty

 

 

un vecchio grammofono e una credenzina da sistemare

 

 

salottino di vimini

 

 

una bella vetrata liberty che fa da divisorio fra le stanze e l’ingresso

 

 

un’uscita secondaria

 

 

 l’ingresso principale visto da dentro

 

 

e da fuori

 

 

con la vetrata liberty alle spalle

 

 

e il particolare del bellissimo lampadario d’epoca

 

 

una volta usciti camminando,  spesso incontriamo queste abitazioni con queste inferriate vistose

 

 

che non sembra abbiano funzione di difesa da intrusioni sconosciute, ma che siano parte integrante d’uso quotidiano

 

 
 

 

sparse per l’isola vi sono piante secolari come questo ficus di 120 anni

 

 

palazzi in decadenza e …

 

 

altri restaurati  mantenendo lo stile originale, c’è da dire che questi restaurati si son trasformati in alberghi,  il lato negativo è che così non sono visitabili, ma accontentiamoci,  almeno non sono stati abbandonati

 

 

a guardia dell’isola c’è   Zhen Zheng Chenggong condottiero  che ha saputo nel 1662, liberare Taiwan dagli olandesi e farla tornare cinese

 

 

si arriva sotto la statua attraverso questo piccolo ponte ovviamente tutto a zig e zag per ostacolare gli spiriti maligni, vi si arriva salendo una scala ripida

 

 

l’isola è conosciuta anche per l’isola del pianoforte perchè sembra che ve ne sia un’alta concentrazione dovuta al fatto che nel periodo della colonizzazione era comune e diffuso l’insegnamento dello strumento, questa tra   dizione è rimasta anche quando terminò la colonizzazione  tanto che è nata una grande scuola di musica, da cui sono usciti affermati musicisti cinesi

 

 

arriviamo all’ingresso del giardinoShuzhuang

 

 

sullo sfondo si trova il giardino di roccia

 

 

che si percorre

 

 

per arrivare sulla collina

 

 

una volta sopra troverete il museo del pianoforte che contiene una bellissima collezione di pianoforti davvero singolari, alcuni in miniatura probabilmente per le lezioni dedicate ai bambini, altri automatici con manovella, e altri ad angolo

 

 

peccato che non si potesse fotografare, ne ho scattate due di nascosto e quasi a caso ma non rendono giustizia

 

 l’altra parte del giardino prosegue costeggiando la spiaggia

 

 

che si raggiunge attraverso un ponte

 

 

da noi purtroppo si vedono a volte le lattine abbandonate in giro, ma qui invece abbandonano le noci di cocco con la cannuccia, ne ho bevuta una anch’io bella fresca e buona

 

 

poi passano comunque a raccoglierle

 

 

continuando la passeggiata, scopriamo che la pennichella

 

 

piace anche ai cinesi

 

 

noi invece siamo diretti sulla cima di quella roccia che è il punto più alto dell’isola notate questa pianta in primo piano, fiorisce ma non fa le foglie, sarà ben strana

 

 

ecco i suoi rami spogli ma fioriti

 

 

lassù si può guardare a 360 gradi

 

poi scesi dalla roccia ci siamo avviati alla funicolare che ci ha portato alla voliera che vedete sullo sfondo, uno spazio abbastanza grande ricoperto da rete contenente una bella varietà di uccelli

 

 

a cominciare dai pavoni dai colori sgargianti

 

 

ma c’è anche il pavone albino

 

 

un ciuffo sbarazzino spunta lì per lì

 

 

cigni bianchi e neri

 

 

e un pavone bianco e blu

 

questa è o potrebbe … essere una fagiana cinese 🙂  in realtà  non lo ricordo più, qui però mi è  finita la batteria e purtroppo c’erano molti altri begli uccelli  🙁
ma se volete proseguire il viaggio potrete andare a Xiamen

Cina n.7 – Xiamen

 

Oggi si viaggia, preparate la vostra compatta o reflex che sia e andiamo, ci trasferiamo in Cina, chi mi segue dirà, ancora??? eh sì, la Cina è molto più grande di quel che pensate guardando una semplice cartina, ci si potrebbe tornare una miriade di volte in un posto diverso ogni volta.

Stavolta andiamo in una città che non fa parte dei percorsi turistici….almeno non per gli occidentali, mentre per i cinesi è una delle mete a cui aspirano, probabilmente perchè venendo qui hanno l’occasione di visitare un pezzetto di quel che è la cultura europea.
Xiamen è una ridente città cinese di 2.500.000 di abitanti nella provincia del Fujian è quindi una piccola città per quel che è lo standard cinese che comincia a dire grande città a partire da 5.000.000, posta su un’isola collegata da un ponte di 5 km. alla costa sud all’incirca a metà tra Hong Kong e Shanghai e dirimpettaia con Taiwan.
Tra il 1500 e il 1600 ha avuto diverse invasioni coloniali iniziando con i portoghesi per passare poi agli inglesi, francesi e olandesi.
Intorno al 1841 i britannici fecero in modo che la città diventasse un porto aperto al commercio internazionale e 10 anni più tardi stabilirono la loro concessione sull’isoletta a poche centinaia di metri di fronte alla città, l’isola di Gulangyu, poi anche altre potenze straniere prevalentemente europee aprirono proprio su questa isola i loro consolati
la mattina ci dedichiamo alla visita del tempio Nan pu tuo si, molto visitato dai cinesi che ci vengono in pellegrinaggio……è un giorno afoso, la brezza marina si era fermata
lo spiazzo antecedente il tempio è un giardino verde
arriviamo e l’aria  profuma d’incenso
troviamo il budda che ride in versione lignea, spesso negli altri viaggi lo avevamo trovato dorato
entriamo nel cortile interno e saliamo all’altra costruzione sacra
con pareti di legno
intarsiate e in rilievo
all’interno una divinità dalle mille braccia
a cui si rivolgono i devoti
di fianco parte un percorso tutto in salita
attraverso una foresta tropicale
guardate dove e come crescono le piante
la salita ti fa sbuffare come un treno a vapore verrebbe da intercalare qualche espressione non del tutto signorile, ma queste finte rocce emanavano melodie buddiste dallo stile molto pacifista che frenavano qualsiasi  borbottio poco ortodosso
ad un certo punto ho abbandonato la salita e mi sono riposata qui, facendo un po’ il terzo incomodo
quel che si vede lì sotto è l’università di Xiamen
scendendo, probabilmente abbiamo preso un altro sentiero e ci siamo trovati nello spazio degli alloggi dei padri buddisti l’abbiamo capito dai loro mutandoni e vestiti gialli stesi, la parte è vietata agli estranei, ma oramai eravamo lì e senza tanti schiamazzi quasi in punta di piedi ci siamo sbrigati a trovare un uscita intanto si è fatta l’ora di sedersi attorno ad un tavolo
 
e in questa via ci sono una serie di negozietti di cibarie e “bettole” in cui fermarsi
decidiamo per questa con cucina quasi a vista
il tovagliato non esiste, tenetevi a portata di mano fazzoletti di carta perchè raramente ci sono i tovaglioli, ordiniamo pollo con verdure accompagnato di riso
verdure saltate direttamente al tavolo, riso fritto
e stufato di maiale con tofu nonostante il mio scetticismo iniziale, mi son dovuta ricredere, era tutto squisito e preparato al momento questa è comunque la caratteristica di qualsiasi locale in cui andrete…
andiamo ora a passeggiare
all’università di Xiamen
che proprio quest’anno festeggia i 90 anni di anniversario
le vie all’interno del campus sono pulite e ordinate su di un lato le facoltà di studio
e dall’altro zone dedicate allo sport
una scultura dedicata al fondatore
e belle zone verdi dove passeggiare all’ombra
gli alloggi degli studenti si fanno notare, mi vien da pensare che siano piuttosto piccoli, dato che la zona armadio è praticamente sul balcone
chi si diverte e scatta foto
e la possibilità di passeggiare attorno ad un laghetto immerso nel verde
con zona di eventuali spettacoli, usciamo e andiamo verso la spiaggia
alla città serviva una circonvallazione, e non c’era lo spazio, ma i cinesi non demordono facilmente
e quindi la circonvallazione se la son fatta sulla spiaggia e sul mare
 cosa ne dite di questo ecologissimo porta pupattoli
Xiamen essendo sul mare oltre alle circonvallazioni, ha anche delle belle spiagge
 
che vengono ripulite da squadre di spazzini all’interno di quel verde sullo sfondo nella foto sopra
 
e non lontano dall’università troviamo la fortezza di Hulishan, 
quei due là sopra ho pensato fossero finti finchè una volta entrata con mia sorpresa non me li sono trovati nei paraggi, una curiosità riguardo alla fortezza è che la sua base è formata da linfa dell’albero di canfora, zucchero liquido di canna, riso glutinoso, argilla e sabbia rendendo tutto molto solido, non è una deformazione da food blog ehh, è proprio così  🙂
cannoni in bella mostra
 e una rappresentazione con tanto di tamburi
e incitazioni assordanti di una battaglia
torrette d’avvistamento
ma il pezzo forte della fortezza è questo bestione tedesco della Krupp
erano una coppia, ma è rimasto solo questo e misura 13 metri di lunghezza
continuando sulla spiaggia oltre la fortezza si arriva in questa zona residenziale
con abitazioni stile occidentale
alcune con l’accesso direttamente alla spiaggia
la sera una bella passeggiata nella via pedonale zhongshan lu con palazzi coloniali restaurati ai lati
e adesso un giro al mercato della città sempre molto affollato
verdure fresche ….
bellissimi asparagi pelati, coriandolo e pannocchiette…
verdure in salamoia


le castagne d’acqua di cui vi ho già parlato e cucinato qui

tofu affumicato
c’è chi impasta
e chi a pochi metri vende il risultato, e chi se lo mangia 🙂
food street
conchigliame pronto da cuocere
 
e una variegata scelta di altro tipo
 
pesci col vestito da sera, starebbero bene in un acquario più che in una pentola
murene e altri pesci di cui non conosco il nome, ma che da noi abitualmente non si mangiano
non si vedono frigoriferi, ma i tempi che passano dalla vita …
alla morte sono molto brevi e probabilmente non ce n’è propriamente bisogno
crostacei dalle forme e colori inusuali.
questi “tubetti” li sfilano da sotto la sabbia con un bastoncino
grossi ranocchi che purtroppo nessuno ha baciato
e pure loro    ;-(       ;-(
e adesso una sfilata di fashion chinese girl e qualche personaggio curioso
come lui, non si è ben capito cosa volesse fare…ma dopo 10 minuti era ancora lì così
 
per i cinesi è usuale uscire in pigiama, e ne vedrete abbastanza spesso…..nelle grandi metropoli  durante le olimpiadi il governo lo aveva vietato come aveva vietato lo sputacchiare……qui comunque non siamo in una di quelle città, quindi da quel che ho visto in giro, le tradizioni sono rimaste tali e quali 🙂
mise mattutina
stile Mary poppins
stile un po’ hard
se avete bisogno di conoscere il vostro futuro, lui vi accontenterà, un indovino dall’aria seriosa
stile sauna, c’erano circa 25 gradi, calze pesanti e vestito di maglia credo fossero un tantino in più
stile barbie e dintorni
non c’è dubbio, l’importante è il cappello
stile contadina a passeggio
mise per viaggio senza rinunciare ad essere trendy 🙂
 
e qui ci fermiamo con le indicazioni di alcune vie da visitare, la segnaletica è davvero originale e meritava una foto. al prossimo giro!!

qualche compera a zonzo per la Cina

Per raccontarvi un po’ di dove siamo stati a pasqua occorrerà sistemare le foto ma nel frattempo vi lascio sfrugugliare nella mia valigia degli acquisti fatti un po’ qua un po’ là fra mercatini di roba vecchia e casalinghi locali……..

senza la pretesa di pensare di aver fatto affari d’antiquariato e ben consci che pur essendo vecchie cose non sono certo oggetti di valore remunerativo ci siamo divertiti ad un mercatino in una città dove gli unici senza occhi a mandorla eravamo noi e dove proprio per questo abbiamo pensato che la possibilità di trovare qualcosa che non fosse sfacciatamente specchietto per allodole occidentali forse valeva la pena dare un’occhiata…….e così io che avevo già nella mia testolina di trovare posti simili tenevo ben alta la mia attenzione nei nostri percorsi e ad un certo punto ecco che vedo una viuzza laterale da dove spunta una bancarella di oggetti vari, subito stoppo la marcia e mi ci intrufolo a dare una sbirciata. La prima cosa che mi incuriosisce è una palla di vetro che scopro essere questo orologio che vedete sopra….mi piace ma come ci parlo alla venditrice? esco e chiamo il mio traduttore personale ( leggasi figlio) e comincia così la trattativa che prosegue per vari minuti fino a che le cifre pian piano s’incontrano e la palla prende posto nel nostro zaino……..l’orologio è funzionante per quel che penso, credo che sia una bella riproduzione…e comunque a me piace e questo è l’importante……….

questo piatto invece era il contenitore di monete pseudo antiche e ben invecchiate…a me non interessavano ma volevo vedere il piatto e quindi spostavo le monete da un lato…..la ragazza dietro la bancarella credendo che non mi piacessero pensa bene di aggiungerne ancora ricoprendo di nuovo il piatto, allora prendo il piatto e gentilmente lo svuoto, a gesti le faccio capire che è il piatto che mi interessa….mi guarda un po’ stordita pensando di aver capito male …..io insisto a tenere il piatto richiamo il mio traduttore che le spiega la cosa …..accenna un sorriso di sorpresa misto a compatimento rimanendo però un po’ spiazzata sulla cifra da chiederci, ne approfittiamo e lanciamo subito un’offerta base minima, quell’input è bastato per riavviare un’altra trattativa, mio marito ad un certo punto per tagliare corto le
offre allungando la mano, alcune banconote di una cifra più che ragionevole e lei allunga la sua e sorridendo ci da un foglio di carta per impacchettare……..sicuramente avrà pensato che questi laowai (occidentali) erano decisamente strani, che se ne faranno di un vecchio piatto con un Maotzetung e compagno?  ^______^

proseguiamo e su un’altra bancarella spunta questa bella scatola rossa, l’esperto in materia (leggasi marito) la gira e rigira e sul fatto che sia vecchia non ha dubbi, i segni dell’usura sul legno stesso ci sono quindi è probabile che qualche lustro sulle spalle li abbia, è di una bella fattura rettangolare con il coperchio decorato e arcuato, chiusura elementare e completa, anche qui arriviamo alla cifra che ci siamo prefissati, all’incirca sempre un terzo di quello che sparano loro e in ordine di euro, massimo si arriva a 10 o poco più………

il venditore della scatola rettangolare, ci invita ad entrare nel negozietto, poco più che uno sgabuzzino, per vedere altro e ci tira fuori quest’altra scatola che era altrettanto carina e una volta aperta, al di sotto del coperchio decorato compariva uno specchio…..allora dato che a me piaceva di più, gli chiediamo di fare uno scambio e gentilmente si rende disponibile alla cosa però questa ha un costo maggiore e quindi ci saremo dovuti sciroppare un’altra doppia trattativa e tra l’altro a mio marito piaceva l’altra….non rimaneva che prenderle tutte e due e fare un rilancio con ulteriore sconto per il doppio acquisto…..

evvai, anche questa è aggiudicata, comprende tre cassettini foderati di carta con scritte cinesi e piccole maniglie pendenti…….

anche lo specchio è decorato e con la fodera cartacea della parte che si apre decorata con scritte e disegni….quando tornerà il mio cinese di famiglia spero mi saprà dire quel che c’è scritto…….anche questa è vecchiotta ma meno rispetto all’altra, infatti il fondo sottostante  dei cassetti non sono molto usurati…..ma comunque sul mio cassettone in camera ci sta più che bene……..

altro giro altro regalo 😉 questo è almeno per me bellissimo, e il destino voleva che facesse parte delle mie caccavelle culinarie, entrata in quest’altro posticino nella chinatown singaporeana, appoggiato in un angolo poco visibile vedo un “pezzo” di legno che mi incuriosisce, mi avvicino e scopro che è uno stampino o almeno così mi sembrava….chiediamo e ci dicono che è lo stampino per i mooncake …non li ricordate? andate qui per vederli….la cosa mi piace molto…..ma lì per lì ho tentato di rimanere lucida e mi son detta che io i mooncake non li avrei mai fatti, perciò quello stampino aveva più probabilità di diventare un porta vaso piuttosto che uno stampo per cucina…..la signora però, quando mi avvio verso la porta mi rincorre e insiste perchè lo prendessi, riduce il prezzo ad un terzo senza che io glielo chiedessi ……le dico che non sono capace di fare i mooncake…..ohhh, ma va bene per qualsiasi torta, mi risponde.. ok, mi ha convinto….a dir il vero non ha fatto molta fatica, mi piaceva troppo e avevo tentato di rimanere lucida….vabè, quasi per finta ;-))

se notate a destra vi è un forellino che è regolare e identico ad un altro dal lato opposto, quindi presumo che lo si potesse usare anche per qualcosa da mettere a scolare…..cosa? forse il tofu…..
comunque il suo arrivo nella mia cucina non ha avuto vita facile, infatti arrivati nello scalo europeo per la nostra coincidenza con Verona, dobbiamo passare l’ennesimo controllo della sicurezza e tò, guarda caso vogliono aprire la valigia perchè hanno notato qualcosa di strano…..apriamo e la signora seppur simpatica nel suo atteggiamento, ci dice che proprio quel coso lo deve mostrare a non so chi….torna e sorridendo dice a mio marito, dato che la valigia la portava lui, che poteva essere un uomo pericoloso…cioè?? e lei ci fa il gesto dello stampino usato come mazza……..non ci posso credere, dopo migliaia di km. ad un’ora d’aereo da casa dovrei lasciare il MIO stampino qui a qualcuno che magari ne farà un uso tipo martello o da porta oggetti minuti o semplicemente da legno da ardere????????

non era possibile, l’alternativa era di imbarcare anche quel bagaglio, peccato volessero 55 eurini per farlo….mia figlia che era andata al check-in rientra passando però da un’altro controllo dove nessuno ha fatto storie e dato che la signora suddetta stava di spalle, ho preso al volo la valigia e sono scomparsa alla sua vista come neve al sole portandomi a casa il mio stampo mooncake………

sono entrata anche in qualche libreria e lì, forse mi aspettavano, nel primo bancone all’ingresso vi erano libri di cucina e quindi non avevo motivo per andare oltre e poi vista questa accoglienza potevo uscire senza niente? la bibbia dei noodle mi è sembrata una scelta azzeccata, le ricette spaziano fra le preparazioni di tutti i paesi asiatici che ne fanno uso e seppur in inglese sono ben spiegate, il mio inglese con le ricette se la cava a sufficienza ……ma i noodle hanno bisogno di essere presentati nei contenitori appropriati, perciò il passo seguente è stato quello di fornirsi delle ciotole adeguate………

e come una catena a cui inanellare le maglie per arrivare alla chiusura ci voleva la tovaglia…..

per finire un pasto invece in alternativa al caffè, può essere servito del tè e ……confesso che non mi sono interessata di che tè ci fosse in quelle scatoline……l’oggetto del desiderio infatti erano proprio loro, le scatoline…….ormai credo che si sia chiaramente capito che ho un debole per le scatole….

e quindi ve le mostro da vicino, nel caso piacessero anche voi……..da un lato…

e dall’altro……

intorno e sopra………

su un lato e il coperchio………

oltre che ai mercati locali, che vi mostrerò in un prossimo post, abbiamo gironzolato anche nei supermercati e nei negozi locali di prodotti del territorio, volendo ci si poteva riempire un’altro bagaglio a mano, ma il rischio era poi di usarne una piccola parte per l’ignoranza del loro uso e per questo motivo ho preso solo alcune cose tra cui queste foglie di pandan di cui ho visto l’uso in alcune ricette e da tempo avrei voluto usare……vedremo nel tempo cosa ci combino…..
poi mi sono fornita della miscela speziata per il riso briyani, del sesamo nero e dei fiori dell’osmantus che si possono usare alla stessa maniera della nostra lavanda…..e qui finisce anche il giro dello shopping, e  parlando di scatole spero di non averle rotte a nessuno ^________^
e se vi piace viaggiare anche comodamente seduti vi faccio volentieri da “guida per caso”  a zonzo per il mondo

Welcome to Singapore…..

Lasciamo Xiamen per trasferirci praticamente all’equatore dove il clima è perennemente sui 30 gradi, quello che cambia è il tasso di umidità che resta piuttosto elevato ma raggiunge punte notevoli nei mesi che corrispondono al nostro inverno
l’arrivo all’aeroporto di Singapore è molto accogliente, infatti oltre ad essere lindo e ordinato vi sono grandi vasi di orchidee che vi accompagnano fino all’uscita
e nel caso voleste fare un omaggio floreale troverete anche un piccolo chiosco dove fornirvi
già il percorso dall’aeroporto mostra una vegetazione lussureggiante, tipica dei tropici con tutte le sfumature dei verdi
arriviamo all’albergo dove quella che sembrerebbe essere una dea kalì ci da il benvenuto…..più tardi decidiamo di uscire per andare a cena e prendiamo il taxi giusto per non star a studiare percorsi e fermate di metro che ancora non sappiamo dove si trovano, dopo aver cenato in un centro commerciale dove sapevamo esserci un piano di ristorantini etnici, usciamo dal centro per rientrare in albergo……..e qui comincia un’odissea infinita per riprendere un taxi, che si prendono nei punti assegnati, in genere appunto sul retro di alcuni centri commerciali o punti di interesse turistico, quindi oltre a trovare un’infinita coda osserviamo che spesso chi si avvicina per salire si blocca e torna al suo posto mentre il taxi se ne va vuoto……a volte il taxista è così antipatico che fa una smorfia di disappunto e con la mano fa il gesto per indicare di allontanarsi, ci chiediamo cosa avranno chiesto di così fastidioso per innescare questa antipaticissima reazione
a me era venuto a galla un aspetto terrorista che non sapevo di avere, infatti nella mia testolina immaginavo  di aver  a disposizione un bel petardone da infilargli sotto al sedile, dopo circa un’ora di questi continui rifiuti  capiamo che i taxisti non ti portano dove indichi a meno che non sia dove loro sono disposti ad andare, oh perbacco speriamo di incontrare i favori del taxista una volta che sarà il nostro turno.
Il tempo passa e chi ci precede nella fila praticamente a poco a poco ne ne va erano passate oramai 2 ore e ora anche se toccava a noi, già da una mezz’ora di taxi neanche l’ombra mancava solo che si spegnessero le luci del centro commerciale in questa via defilata e anonima non sappiamo dove siamo, avevo uno straccio di cartina poco dettagliata per puro caso, dato che l’intenzione era di riprendere questo cavolo di taxi non mi ero portata la mappa della città decidiamo di allontanarci e tentiamo di capire sotto ad un lampione, dove fossimo quando mi sento dire – can I help you? io so solo uno spiripicchio d’inglese, ma quella frase l’ho riconosciuta e mi ha fatto taaaaaaanto piacere, due angeli custodi erano apparsi, erano una coppia sulla quarantina a cui avevamo fatto pietà probabilmente.
Ma ceeeeerto che abbiamo bisogno di aiuto, gli chiediamo se sanno dove si trova il nostro albergo e lui ci dice di andare a destra a piedi … A PIEDIIII !!!  no non deve aver capito l’hotel, ci abbiamo impiegato mezz’ora di auto, non era così vicino, rispieghiamo meglio allora ci indica la location dei taxi, ma noooooooo, è da lì che veniamo e non era il caso di tornarci. Ok ok, follow me bus, lascia lì la ragazza ad attenderlo e ci incamminiamo arrivando dopo un po’ ad un sottopassaggio che ci fa sbucare dal  lato della fermata dei bus in  una via trafficata,  praticamente la via dello shopping sfrenato  -Orchard road – lì ci indica sulla mappa a quale fermata arrivare, si intrattiene con noi fino all’arrivo del bus chiacchierando con mia figlia che era l’unica con cui comunicare fluentemente e una volta arrivato, sale e spiega all’autista di farci scendere alla giusta fermata, per finire ci da pure una manciata di monetine per fare il biglietto dato che la macchinetta non accettava moneta di carta e ci augura buone vacanze, che volevamo di più???
Abbiamo così scoperto a nostre spese che i taxi intorno alle 5 del pomeriggio cominciano a fare gli anarchici e ti portano solo se vai nella zona in cui loro sono disposti a portarti, oppure aspettano defilati in qualche via, di essere chiamati per alzare così la tariffa, per cui se ci capitate ricordatevelo, a Singapore portatevi cartine della metro e mappe sempre appresso, non contate sui taxi dal tardo pomeriggio in poi!!
se il buongiorno si vede dalla serata,  vabè, non è proprio così, ma lo era per noi chissà come sarà il proseguo.
Il giorno dopo, la prima visita che scelgo per cominciare la nostra esplorazione singaporeana, è andare al quartiere indiano dove dall’uscita della metro, ci dirigiamo senza una precisa meta nelle strade limitrofe ma come per caso spunta un mercato al coperto il Tekka centre, dove si svolge parte della vita del quartiere
e tutto il piano terra è occupato da chioschi in quantità dove già si pasteggiava quel che, vista l’ora tarda del mattino possiamo chiamare un brunch, la signora sicuramente aveva preso appuntamento dal parrucchiere (almeno lo spero) e in attesa aveva già ordinato e consumato.
dei buoni pani naan invitavano ad avvicinarsi ma era meglio controllarsi, per fare poi un pasto completo
 
frutta esotica appesa era un bel vedere colorato
 
al piano superiore invece è una distesa di abiti coloratissimi
 
a cui si può abbinare poi la ciabattina in tinta
 
 però se volete un abito più elegante vi conviene uscire dal mercato ed entrare nel negozio più chic dove potete trovare una mise dalla fattura raffinata
 a cui poi abbinarci gioielli, trovando un assortimento dove avrete l’imbarazzo della scelta, sempre che vi piaccia il genere
gioielli di una lavorazione molto appariscente e con richiami tipici alla cultura del posto
in una via meno battuta, chander road, troverete una serie di locali dove mangiare tipico indiano e dove vanno gli indigeni
e dato che si era fatta l’ora in cui il nostro contenitore corporeo richiedeva di essere ascoltato e soddisfatto decidiamo per il masala hut
una volta seduti il cameriere al posto di portare il cestino del pane passa con il pentolone di riso basmati
 
noi avendo già scelto il riso biryani di pollo, abbiamo lasciato passare, le tre salsine che vedete sono da destra un trito di cipolla con yogurt (lì era e lì è rimasta), una salsa al cocco e cardamomo probabilmente con zafferano o curcuma per colorare di giallo, e questa me la sono gustata, più una salsa particolarmente piccante che io ho centellinato e pane chapati.
Al momento di iniziare il cameriere ci consiglia di versare tutto sulla foglia di banano e mangiare con le mani … hem hem, sorry? @ _ @
a dir il vero la cosa non mi entusiasmava molto e per fortuna dopo un po’ sono arrivate  le posate 🙂  ma guardandoci in giro eravamo gli unici ad usarle
finito il lauto pasto ricominciamo il girovagare era un po’ faticoso sia per la pancia piena ma soprattutto perchè ancora non ci acclimatavamo, Singapore a causa dell’umidità è una sauna a cielo aperto le gambe sembravano aver aumentato il loro peso come se dovessimo tirarci dietro delle palle tipo detenuti tipici delle vignette per fortuna nei giorni successivi la cosa è andata scemando, notiamo una locandina
 
e sbucando in serangoon road, ci compare il tempio indù dedicato alla dea Kalì, chiamato Sri veeramakaliamman temple
 
il tetto è letteralmente ricoperto di statue
 le vie di questo quartiere sono affiancate da basse casette in stile coloniale
 
decorate e di vari colori
sempre con stretti porticati
sui quali si affacciano una miriade di negozietti di vario genere
molti sono quelli di frutta e verdura con immagine sacra di contorno
 
ma ad un certo punto sarete inebriati da un profumo di fiori e camminando arriverete a capire il perchè  …..troverete infatti  gli intrecciatori di fiori che producono ghirlande infilando con maestria fiori colorati e profumati
che serviranno ad abbellire le chiome corvine delle signore indiane
signore indiane che amano vestire con il sari e mantenere vive le loro tradizioni
e dal quartiere indiano ci spostiamo in quello arabo
anche qui le case hanno lo stesso stile e sono variopinte
ma quello che fa la differenza ovviamente sono le insegne con i tratti arabi
 
 sempre in questa zona vi è questa viuzza
lunga e stretta che si snoda in un susseguirsi di piccoli negozi di abbigliamento, alcuni di stilisti alle prime armi
 o di oggettistica e artigianato
passeggiando e curiosando sulle finestre dei retrobottega
 
 o al di fuori, si scovano tubi sgargianti per usare i narghilè, probabilmente ad asciugare o a prendere il sole 🙂 in realtà credo che fossero lì solo per questioni logistiche
 
tornati in albergo ci concediamo un po’ di relax con dolci musiche di sottofondo……..la coppia di origine asiatica che stava di fronte a noi, aveva ordinato un traditional english afternoon tea, una alzatina di tre piani di bocconcini dolci e salati. Io avevo scommesso che non avrebbero finito il tutto ma con la calma degna di un bradipo lei ogni bocconcino lo tagliava e con una metà imboccava l’amour o lo posava nel suo piatto. Uno a me e l’altro a te, seguendo questo rito così costante e ripetitivo in questa atmosfera soft, uno a me l’altro a te… uno a me l’altro a te … peggio di un pendolo ipnotico ancora un po’ e mi appisolo. Loro comunque si sono spazzolati tutto senza alcuna ostentazione di affaticamento e io mi son data una mossa alzandomi per andare a fare una doccia rigenerante.
 
 tornando in camera troviamo una fresca sorpresa che un’amante della frutta come me, ha molto apprezzato e dopo diversi pasti orientali scegliamo di fare un salto nell’atmosfera USA cenando al Morton steakhouse ……….
dopo cena una passeggiata per rinfrancarsi con una brezza marina è quel che ci vuole così scopriamo che il marinabaysands era lì a pochi passi. Questo edificio dall’architettura singolare e avveniristica è formato da tre torri gigantesche che sono le camere d’hotel e ristoranti vari, sulle quali è posta una terrazza, lo sky sands park a forma di tavola da surf sulla quale vi è un pianobar, un ristorante, una mega piscina di 150 metri circondata da palme e ovviamente come potete immaginare una vista mozzafiato, lo si può visitare acquistando il biglietto d’ingresso.
 la sera intorno alle 21,30 inizia lo spettacolo di luci che danzano sulla baia accompagnate dalla musica ….
esattamente di fronte lungo la baia si trovano vari localini con salotti all’aperto o ristorantini e mangiare lì con lo spettacolo in corso è stato molto piacevole.
Le luci cambiano di tonalità
 
e si rincorrono da sinistra a destra e viceversa, quelle strutture colorate che vedete sono così grandi che si può dire che sono una città nella città dato che vi troverete chilometri di shopping, casinò, ristoranti, teatri, e musei. Quello all’estrema sinistra a forma di loto stilizzato è infatti il museo dell’arte e della scienza con sistemi interattivi, bisognerebbe dedicarci una giornata intera e noi non abbiamo fatto in tempo, bisognerà tornarci.
 
 ma ora la curiosità di salire là sopra è parecchia e quindi seguitemi se volete vedere anche voi la prospettiva da là sopra.
 
Noi siamo saliti una sera e da lì anche la gigantesca ruota sembrava ridotta ad una piccola giostra, ma vi assicuro che è tutt’altro che piccola.
 
Abbiamo passeggiato nella zona verde che conduce al ristorante.
 
e visitato la piscina che ha il record di essere la piscina più in alto al mondo…..almeno per ora, perchè in Asia tutto è in continuo divenire e gli skyline cambiano in meno che non si dica cosa dite, ve la fareste una nuotatina con questo panorama? io mi metto il cuore in pace, non so nuotare 😀
una volta usciti, e  trovare l’uscita potrebbe trasformarsi in  una bella caccia al tesoro, passerete attraverso il bridge  helix
un’altra architettura ingegneristica non usuale, un ponte curvo e con una struttura di acciaio a spirale come la struttura del DNA dove i punti d’incrocio qui sono tutte luci la mia foto non rende un granchè, potete vederlo meglio  qui
continuando lungo la baia arriverete all’esplanade theatre, lo vedete lì a sinistra, sembra la corazza di una tartaruga, dove si tengono i concerti e rappresentazioni  teatrali.
Vi è anche una biblioteca, anche questa è un’architettura originale e ha l’aspetto di un durian che è un frutto verde e spinoso con l’interno giallo, noi con questo frutto abbiamo fatto conoscenza in un supermercato, quando ad un certo punto abbiamo cominciato sentire una puzzetta fastidiosa che aumentava sempre più muovendoci in un lato dove affettavano frutta fresca e sfilacciavano un grosso frutto grande come una grossissima anguria, scoprendo che la puzza era proprio quello, lungi da me voler provarne il gusto. Con il senno del poi in realtà si dice che a dispetto della puzza il sapore è molto buono.
 
il sito che qui potete vedete nel suo intero in questa mappa contiene ovviamente anche ristoranti e negozi prevalentemente di oggetti e cibarie per souvenir
proseguendo si trova una scultura, il Merlion una figura mitologica metà pesce e metà leone che rappresenta il simbolo di Singapore, è una fontana ma in realtà questa è solo una riproduzione della scultura vera che in omaggio alla biennale dell’art museum di Singapore che si è tenuta da marzo ai primi di maggio.
La stessa è stata rivestita trasformandola in un hotel un po’ particolare
 
 l’hotel merlion che ha ospitato fino all’11 maggio per una notte chi vi  volesse pernottare, mentre di giorno, dopo che gli ospiti avevano lasciato la camera era disponibile ad essere visitata, la camera aveva al suo interno la testa di leone che vedete nella foto e ancor meglio si vede qui…….
il giorno dopo il taxi con la sua immaginetta religiosa sul cruscotto ci accompagna
al giardino botanico dove un percorso conduce all’interno della foresta pluviale……..
e qualche curioso spunta ad osservarci…….
la vegetazione è fitta e le radici esterne delle piante sembrano sculture
frutti per gli abitanti della foresta
 
palme “ventaglio”
 
foglie che si srotolano
 
felci dai rami rossi
 
e foglie double face
l’ambiente che si può vedere in questo tratto di circa 6 ettari è una foresta ricchissima di felci, arbusti, rampicanti e alberi di altezze e forme spettacolari, ed è esattamente la vera giungla qual’era Singapore,  prima di essere tramutata nella città che è ora, per fortuna questo giardino è considerato un vero patrimonio naturale d’accudire e salvaguardare
 
 vi è anche un giardino di zenzero che contiene più di 200 tipi appartenenti alla famiglia delle zingiberaceae, ora la mia ignoranza in fatto di piante è totale quindi non saprei dirvi di più
 
ma attratta da fiori bellissimi e singolari
 
ho scattato alcune foto
che poi ho scoperto per caso girovagando nel web
 
essere fiori di zenzero, camminando immersi in questa natura così prorompente, si arriva
 
ad un’altro incantevole giardino
 
 
 
 
è ovvio è il giardino delle orchidee 😉
 
laghetti fanno da specchio per riflettere tutto il verde intorno
 
 arriviamo al lago della sinfonia, e non casualmente proprio lì si tengono concerti in quel palco che si intravede, bene ci fermiamo a rilassarci in questo eden, ma non è finita qui, e se volete continuare a viaggiare allora seguitemi 😉