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Racconti di amicizia, di viaggi e di cibo

Questo post a blog unificati è un racconto di amicizia, di viaggi e di cibo.

Se ci seguite da anni, sapete che la nostra carovana da anni viaggia per scoprire le ricette del mondo. Tutto iniziò con un viaggio in Italia, poi si andò in Europa e, infine, per il mondo intero.

Trovare una lettera per ogni ricetta o per ogni città, nazione e paese era solo un pretesto per scoprire che cosa si mangia qua e là per il mondo, senza lasciare la propria città e la propria cucina.

In tanti aderirono ai nostri viaggi, la carovana si riempiva a ogni tappa con nuovi amici unitisi lungo il cammino, i fedelissimi sempre presenti con la valigia sempre pronta e tutti con tanta, tantissima voglia di scoprire nuove ricette e nuovi ingredienti.

Ma questo è il passato …  Racconti di amicizia, di viaggi e di cibo

Venne poi un giorno in cui Aiu’ si ricordò di tante notti con gli amici passate a giocare a Risiko! (sì, proprio lui), il suo cervello le disegnò mentalmente il tabellone del gioco e il resto è ciò di cui vogliamo parlarvi oggi.

Un racconto di amicizia, di viaggi e di cibo

 

Avete capito bene! In vendita su Amazon trovate il nostro ultimo progetto (ultimo se ci fermiamo a guardare il presente, ma ne verranno altri, ne siamo certi!). Quello che vi presentiamo è un sogno collettivo (grazie Rosa Maria per la definizione!). È un libro di ricette che attraversa tutti e 42 i territori del Risiko! (sì, anche il Kamchatka!).

Ancora un pretesto per conoscere le ricette del mondo.

 

Racconti di amicizia, di viaggi e di cibo

 

Siamo 30 condottieri, 30 blogger, ognuno con 2 obiettivi tra le mani: una ricetta salata e una dolce. Non ci sono dadi rossi né blu, non ci sono carrarmati né territori
da invadere. È un libro pacifico composto da 84 ricette vincenti, tutte diverse, ognuna con una suo pezzettino di storia, ognuna curata con tanta passione da ognuno di noi per regalarvi un viaggio unico e imperdibile. Del resto, chi non “risika” non rosica!

Chi siamo? Eccoci qui (link in rigoroso ordine alfabetico come piace a noi):

Magari ti abbiamo incuriosito e sei già su Amazon ordinando il nostro libro (questo è il link!), aspettiamo le tue opinioni! Se hai voglia di dirci la tua e proverai una ricetta, dicci com’è andata e mandaci una sua foto. Se hai voglia di contattarci, noi siamo qui: [email protected]

Sii parte del nostro sogno collettivo!

risikitchen

fritole de pomi ovvero frittelle di mele

fritole de pomi
Oggi è l’ultimo giorno di carnevale e io che sono in un periodo pigro per fare qualcosa di carnevalesco mi son comprata le fritole de pomi con il vantaggio che ne ho prese giusto due per togliermi lo sfizio e non essere continuamente tentata dato che se le avessi fatte io sicuramente il numero sarebbe stato più consistente. Però non vi lascio a bocca asciutta e vi lascio la mia ricetta tipica del territorio che avevo fatto un paio di anni fa, che ricordo con l’acquolina in bocca.

Veneto – Verona

Pur mangiando e apprezzando sempre con gusto piatti tipici del mio territorio fin da quando sono nata ho realizzato la cosa quando ormai avevo raggiunto la maggiore età, e specialmente dopo che mi sono sposata avendo ricevuto con il matrimonio anche “l’onere” di scoprire che quei 4 cerchietti che si accendevano facevano parte di un elettrodomestico chiamato fornello.

Avendo la fortuna di avere una mamma che come cuoca è sempre stata superlativa io ne usufruivo ma non m’interessavo di come si realizzavano quei buoni piatti, anzi per me era normale e pensavo che anche in tutte le altre famiglie questo avvenisse, salvo poi scoprire che invece per vari motivi, non era esattamente così.

Non essendo interessata a mettere le mani in pasta se non per sporadiche torte ho sempre mangiato senza farmi troppe domande, il palato era soddisfatto e io mi fidavo ciecamente della cucina casalinga, mamma appartiene a quella categoria che cucina ad occhio e non avrebbe comunque saputo darmi ricette con le dosi precise

Non che questo serva poi a molto, a lei riesce sempre tutto, non ho mai visto torte dalle sembianze di una schiacciatina o gnocchi simil pietre dure, come invece son riuscita a fare io seppur con le ricette precise.
Ora però complice forse la maturità raggiunta, c’è un tempo per tutto 🙂  ho pensato di mettere in pratica quel che finora ho “subito” passivamente, anche se è sempre e comunque un bel subire.

Ho pensato di cominciare con un dolcetto tipico veronese nel periodo di carnevale, le fritole de pomi, per i fuori zona – le frittelle di mele – non sono riuscita a trovare notizie sulle loro origini, ma credo visto gli ingredienti siano nate per usare, come spesso avveniva in tempi più semplici e meno prosperosi, gli ingredienti che erano la base delle dispense pane, uova, farina, mele.

Oggi diventano anche un modo diverso per usare il pane raffermo che si trasforma il più delle volte in pane per impanatura.

Ho fatto le fritole de pomi con la versione originale fritta e ho provato anche le fritole de pomi al forno. Due consistenze diverse, la prima una frittella gonfia con una leggerissima crosticina e un interno pieno e cremoso , la seconda una ciambellina alle mele comunque buona con la consistenza di un pancake che ha il vantaggio di essere buona anche il giorno dopo, mentre le prime le si apprezzano al meglio calde e quindi se rimangono, meglio riscaldarle al forno.

fritole de pomi

fritole de pomi

Ingredienti

100 gr. di pane a pezzi raffermo  ( il mio era tipo ciabatta)

25 gr. di zucchero più altro per spolverare alla fine

1 uovo grande

110 gr. di farina

250 ml. di latte

250 gr. di mele

buccia grattugiata di limone biologico

uva passa a piacere

un bicchierino di grappa

olio per friggere.

 

Preparazione

unite la scorza grattugiata di limone con il latte e portare a bollore, togliete dal fuoco e versate sul pane raffermo lasciando che si inzuppi per bene e raffreddi.

Intanto sbucciate le mele e tagliatele a cubetti, unirli poi in una ciotola con i 25 gr. di zucchero, la farina, l’uovo, la grappa e il pane inzuppato e intiepidito che prima schiaccerete con la forchetta, amalgamate il tutto per ottenere un impasto leggermente consistente.

Mettete a scaldare l’olio in una piccola casseruola di modo che non userete tanto olio per avere la dose in cui tuffare la pastella, vi basta friggere 3 frittelle alla volta così anche la temperatura rimarrà al punto giusto. Una volta scolate su foglio di carta cucina, passatele nello zucchero e gustate.

Mentre metà impasto l’ho messo a cucchiaiate sparse sulla leccarda ricoperta da carta forno e infornato  200 gradi fino a quando si son dorate (circa 20 minuti)

streghe dall’Emilia Romagna

Emilia Romagna
Tremate …tremate … le streghe  son tornate……..le vedete?…. come no?…… lì appena più su …..dentro quel vaso di vetro ce ne sono mezzo kilo………..pensavate alla serie televisiva delle sorelle Halliwell? bè anche loro magari torneranno, non sono molto aggiornata, a me comunque non dispiaceva come serie e a voi?…… ma torniamo alle mie di streghe…..buone …croccanti… e che fanno coppia fissa con tutto quel che di edibile si possa spalmare o acchiappare con le dita …da cubetti di formaggio a  fettine rosate di salumi….un boccone di strega e uno di salame, vi garantisco che è perfetto mentre aspettate che arrivi il resto del pranzo o della cena………….ma se avete ospiti, non mettetele tutte perchè finchè sarete in cucina a impiattare spariranno!!
Nota storica
Il nome non gliel’ho dato io, fanno parte di ricette di lievitati (i quali seppur spesso mi diano forfait, non l’avranno vinta,) di uno dei libri più conosciuto nella blogosfera “pane e roba dolce” delle sorelle Simili, il nome deriva dal fatto che i fornai mettevano delle sfoglie di pane per testare se il forno fosse pronto, da come reagiva questa pasta si capiva se si fosse raggiunta la giusta temperatura, ma dato che spesso  si bruciavano le chiamavano appunto streghe e dato che a Bologna proprio queste “streghe” diedero la notorietà alle sorelle per un certo periodo vennero chiamate “quelle streghe delle Simili”
Questa è proprio la prima ricetta del libro, dove le si trovano in ordine di difficoltà….quindi se non mi riusciva questa era meglio andassi a cavallo….come si dice….datti all’ippica!!!
Nel nostro peregrinare godereccio su e giù per lo stivale con l’abbecedario d’Italia siamo anche arrivati alla lettera finale Z con una località romagnola che si chiama Zocca, e per l’occasione rispolvero questa ricetta sempre attualissima e da tenere presente anche in vista delle prossime feste. La raccolta la ospita Roxi ed è lì che la porterò.
Ingredienti : 500 gr. di farina 00, 250 ml. d’acqua, 25 di lievito di birra (io uso lievito madre secco, questo) 50 gr.di strutto (io ho usato 30 gr. di burro) 12 gr. di sale.
Preparazione : impastare tutti gli ingredienti, mettendo il sale per ultimo, avrete un impasto un po’ consistente. Lavorare per circa 10 minuti anche sbattendo sul tavolo…..se non vi viene bene, pensate a chi vorreste riservare un trattamento fortificante… Mettere a lievitare per circa 50 minuti, coperto con pellicola e strofinaccio ( io poi ho messo in forno a 30 gradi ) Una volta pronta, dividete a metà l’impasto e mettetene una parte in frigo per evitare che lieviti troppo mentre vi dedicate alla prima. Staccate una palletta che leggermente infarinata farete passare nella macchina per stendere la pasta, prima nel primo passaggio poi in quello a metà e poi nel penultimo, tutte le sfoglie ottenute, adagiatele su carta da forno e tagliatele prima per il lungo a metà e poi in diagonale, spennellatele con olio d’oliva e spargete pizzichi di sale. Infornate a 220 gradi per 10 / 12 minuti. Continuate così anche con la seconda parte, in tutto ve ne verranno 4 – 5 teglie.

pasta e patate al forno (Calabria)

Calabria
Seguendo  la ricetta trovata qui  ho preparato questa pasta succulenta e strano ma vero….senza pomodori o passata che io non amo molto nelle paste in genere. La cottura è praticamente una pasta risottata e dato che io non avevo ancora provato questo metodo ho incrociato le dita sperando che non mi riuscisse una ciofeca.
Con l’abbecedario siamo arrivati allo stivale d’Italia, questa tappa è praticamente la penultima del bel giro italiano attraverso i piatti tradizionali avviato a febbraio da Aiuolik a cui ho partecipato più volte……poi però a dir il vero,  mi sono persa un po’ per strada e quindi ripresa la cartina stradale d’italia ho ritrovato la via culinaria che ho scoperto portava appunto alla regione Calabria ospitata da Luca, Sabrina e Alice Ginevra la loro bellissima pupattola e scorrazzando tra ricette calabresi la scelta è caduta su questo primo piatto dai sapori rustici.

Ingredienti per 3 : 250 gr. di rigatoni ( io ho usato pasta di grano duro tipo de cecco o voiello), 250 gr. di patate, olio extravergine, 80 gr. pancetta, pecorino, peperoncino piccante, pepe nero, sale, uno spicchio di cipolla, caciocavallo.

Preparazione: in una pentola soffriggere cipolla e pancetta poi aggiungere le patate tagliate a dadini e 1 cucchiaio di olio extraverg. di oliva continuando la rosolatura per altri 5 minuti. Aggiungete quindi dell’acqua a filo delle patate e lasciate cuocere. Quando le patate sono cotte toglietene un po’ e mettetele da parte.

Versate la pasta insieme al sugo ottenuto con l’aggiunta di peperoncino, sale, pepe nero e aggiungendo dell’acqua bollente poco alla volta finchè la pasta sarà cotta al dente. A fine cottura aggiungete le patate messe da parte e il pecorino grattugiato. Mettette il tutto in una pirofila poi distribuite delle scaglie di caciocavallo sulla pasta e infornate a 200 gradi per qualche minuto finchè si comincerà a sciogliere.

 

peperoni croccanti alla pugliese

Puglia

Seguendo per la massima la ricetta trovata qui ho preparato questi peperoni croccanti, ho usato gli stessi ingredienti della ricetta seguendo anche la preparazione, l’unica cosa che ho variato è che li ho passati al grill come ultimo passaggio preferendo renderli croccanti.
Li ho passati sotto il grill pochi minuti fino a che ho notato che il pane si dorava.
Buonissimi per un contorno ma anche per sfiziose bruschette.

La ricetta pugliese va a rimpinguare la raccolta dell’abbecedario arrivata a Otranto in Puglia da  Patrizia del blog La melagranata, una raccolta a cui potete attingere viaggiando per l’Italia degustandola grazie all’idea della nostra eroina Aiuolik.





Ingredienti per 4 : 4 peperoni (2 rossi e 2 verdi o come preferite) a forma di cono dalla polpa sottile, 3 cucchiai colmi di pane secco grattugiato, un cucchiaino scarso di zucchero, un cucchiaio abbondante di aceto bianco, 2 cucchiai di capperi, prezzemolo a piacere, 1 spicchio d’aglio, olio e sale q.b.

Preparazione : lavare e mondare i peperoni dal picciolo, tagliarli a metà e poi a listarelle sottili, soffriggete l’aglio con un po’ d’olio e aggiungervi i peperoni e i capperi sotto sale e sciacquati sotto acqua corrente. Lasciate cuocere per 10 minuti e aggiungete l’aceto sfumandolo, quindi anche lo zucchero e finite la cottura.

Togliete dal fuoco, in un’altra padella aggiungetevi l’olio, l’aglio il prezzemolo e il pane grattugiato, rigirate e lasciate insaporire per qualche minuto. Aggiungere alla padella anche i peperoni e amalgamate tutti gli ingredienti. Accendete il grill del forno, versate i peperoni in una pirofila e infornate 3 minuti controllando accuratamente che il pane si dori bene……ma non abbandonate la vostra pirofila potrebbe aversene a male e farsi trovare abbronzatissima per il senso dell’abbandono ^____^

E con questa ricetta partecipo al WHB 344 che questa settimana ospito io. Vi ricordo che se volete partecipare alla raccolta basterà mandare la vostra ricetta con foto a [email protected]  e segnalare nel vostro post la vostra partecipazione  alla raccolta. La raccolta verrà pubblicata anche da Haloo (organizzatrice internazionale) per la versione in inglese, mentre Kalyn ne è stata la fondatrice e Brii è l’organizzatrice per la versione italiana. Per saperne di più leggete qui