La mattina seguente decidiamo di andare alla Mission detta la ” regina delle mission ” per la bellezza e per il fatto che è l’unica ad avere due torri, fondata nel dicembre 1876, da Padre Fermín Francisco Lasuén.
Fa parte delle 21 mission sparse nella California, che davano la possibilità di ristoro a chi si spostava a cavallo lungo il percorso che le collegava.

questo è la parte del porticato, al cui interno si possono visitare le varie stanze dove vissero i frati dell’epoca

Questa è la statua del fondatore, esiste anche una strada di pellegrinaggio, pari al cammino di Santiago de Compostela; qui si chiama El Camino Real, la strada dei Re, è appunto quella che collega le ventuno missioni spagnole della California.
Un tempo, non essendoci ancora i cartelli stradali, per segnalare ai viaggiatori la presenza delle missioni lungo il tragitto del Camino Real si mettevano delle campane, come quella della foto, che venivano agganciate a dei lunghi bastoni ricurvi.
I bastoni erano simili a quelli sui quali si sostenevano i francescani quando, non volendo dare ulteriore peso al proprio asinello ormai stremato, proseguivano il difficile cammino a piedi.
Queste campane si notano ancora adesso lungo la road 101 che collega appunto San Diego fin su a San Francisco. Si dice che al loro passaggio i padri spargessero semi di senape sul terreno perché quelle piantine con i loro vivaci fiorellini gialli avrebbero segnalato a chiunque la strada da seguire.

Questa foto è quel che si dice – cogli l’attimo – un colibrì che si ferma svolazzando e senza appoggiarsi per qualche secondo.

parte del porticato

i ferri del mestiere, fra’ ferraio

l’interno nel chiostro

e l’angolo delle piante grasse.

l’altare della basilica.

e un dipinto dedicato alla Madonna

il cimitero dove sembra siano sepolti parecchi indiani, circa 4000, senza nome, gli indiani della zona di S.Barbara erano della tribù dei Chumash e alcuni lavoravano nella mission, ancora oggi vi è una festa dove i loro discendenti vestono con gli antichi costumi e eseguono le loro danze rituali, ma se vi interessa e volete sapere qualcosa in più della Mission, andate qui

Arriviamo poi a Los Olivos, una località dove vi sono molte degustazioni di vino, siamo infatti in una zona, dedita alla vigna, i vini californiani che tanto stanno diffondendosi, in parte arrivano da qui, la Santa Ynez Valley.

L’architettura è di stile vittoriano.

e come quasi tutta la provincia americana le abitazioni sono in legno

abbiamo pranzato all’aperto, in questa vineria, los olivos cafe
che come si vede è fornitissima, il menù prevedeva piatti mediterranei e quindi abbiamo approfittato per delle bruschette e insalatone miste condite finalmente con l’olio, di solito il condimento di qualsiasi insalata è una salsina bianca.




Alcune belle etichette

e dato che nei dintorni vi sono parecchi ranch, con allevamenti cavalli non poteva mancare uno store di stivali rancheros e cappelli da cow boy

e abbiamo comprato questo per cow girl

e questo per cow boy

vendevano anche le cravatte in tema.

Poi siamo andati a visitare una cantina

per qualcuno l’interesse era nullo e preferisce il sole

le vigne sono molto ben tenute e ogni filare inizia con un cespuglio di rose

Abbiamo scoperto che la rosa infatti, funge da pianta spia e manifesta per prima, i sintomi di attacchi di parassiti, che attaccano anche le viti, le rose di conseguenza vengono messe in testa ai filari, perchè in questo modo è più facile tenere sotto controllo la vigna e organizzare così la miglior difesa.

i panorami sono alterni a zone verdi e coltivate a vigna.

a zone brulle con recinti per i cavalli o le mucche

s’incontrava solo chi abitava in zona come lui, che avendo addocchiato il suo pranzo

si è accomodato, mi è sembrato un avvoltoio

il traffico sembra lontanissimo, non s’incontravano altre macchine

e in questo paesaggio, con un po’ di fantasia si poteva immaginare che potessero spuntare gli indiani a cavallo come li abbiamo sempre visti nei vari film western del farwest
e ora vi aspetto per la costa del Big sur e poi Stanford university e d’intorni






